mercoledì 11 maggio 2016

Norimberga. Processo al Terzo Reich (Novembre 1945-Ottobre 1946) di Giuseppe Mayda. Per Odoya in libreria dal 26 maggio 2016



Tra il 20 novembre 1945 e il primo di ottobre 1946 si tenne quello che oggi chiameremmo un “maxiprocesso” al nazismo. Mayda è stato uno dei grandi interpreti di quel momento: la sua prosa non solo tiene incollati alla pagina, ma dà anche conto di tutte le implicazioni di quel momento storico fondamentale. Chiaro e leggibile, puntuale e scorrevole: è il libro da riscoprire nel settantesimo anniversario del processo di Norimberga. La città venne scelta per due motivi. Da un lato per valore simbolico: fu teatro della promulgazione delle omicide leggi razziali (1935). Mentre dall’altro per ragioni di carattere pratico: era l’unica città tedesca che poteva ancora fornire, pure nella devastazione, strutture solide atte allo scopo. Il primo tribunale internazionale americano-russo-inglese e francese che si occupò di crimini contro l’umanità nacque nonostante i tentennamenti di Stalin, che avrebbe preferito «la sola giustizia dei plotoni di esecuzione». Si decise di circoscrivere ai fatti relativi alla guerra e allo sterminio degli ebrei i lavori di quell’organo giudicante: altrimenti gli americani avrebbero dovuto rispondere di Hiroshima e Nagasaki e Stalin stesso dell’eccidio di Katyn (a questo misterioso episodio Mayda dedica un intero capitolo); inoltre l’art. 8 dello Statuto di Norimberga, che poi venne applicata negli Usa e in Inghilterra, sanciva la responsabilità penale individuale e annientava l’appiglio più ghiotto per la difesa: l’adagio assolutorio “stavano eseguendo gli ordini”. Mayda descrive i nazisti catturati e rinchiusi sotto stretta sorveglianza nel basamento del tribunale nei minimi particolari. Tra di loro spiccano i nomi di Göring, il braccio destro di Hitler, l’Alte Kämpfen Hess dato per pazzo da quando fuggì in Scozia (si rivelò invece perfettamente savio proprio durante il processo), Martin Bormann così abbietto da provocare il disgusto anche negli altri imputati, Schacht che ovviò abilmente al problema del finanziamento degli armamenti, Gusatv Krupp il noto industriale, Von Papen “il furiere di Hitler”, “Von” Ribbentrop ministro degli esteri del Führer e Ernst Kaltenbrunner, l’ultimo capo della Gestapo. Quel momento fu la doccia fredda del risveglio per il sogno malato di questi efferati criminali. Ancora preda della propria mitomania, molti negarono, accamparono scuse assurde o si dissero totalmente certi che quella farsa sarebbe durata poco e le loro gesta sarebbero state oggetto di onorificenze. Ci furono tuttavia delle eccezioni: Ley, capo dei “Lupi Mannari” le cui ultime parole furono «tutti quegli ebrei, mioddio, tutti quegli ebrei» si suicidò in cella. Oppure Hans Frank, il “boia della Polonia”, che per due giorni interi “continua a confessare, ad ammettere, ad aggiungere particolari, senza nascondere nulla”. Tra colpi di scena e pochezze umane, il processo ottenne dei risultati mirabili. Pure senza obbligo di prove come nei tribunali penali nazionali, il processo di Norimberga svolse un lavoro accurato. Il racconto del suo svolgimento è un’impagabile sintesi del periodo nazista: la documentazione e la testimonianza che il presidente Jackson e gli altri “addetti ai lavori” ci hanno lasciato sono uno dei più importanti moniti da consegnare alle generazioni future.

Giuseppe Mayda, ligure, è stato giornalista e studioso di storia del fascismo e del nazismo. Con Nicola Tranfaglia ha pubblicato un’antologia sulla Seconda guerra mondiale, Come ci hanno visti (1965). Tra le sue numerose pubblicazioni, per Mursia: I dossier segreti di Norimberga.

domenica 8 maggio 2016

Tarantulae – La notte della Taranta di Maurizio Nocera (iQdB Edizioni di Stefano Donno) per il Maggio dei Libri alla Biblioteca “G.Rizzo” di Cavallino (Lecce)



Tarantulae – La notte della Taranta di Maurizio Nocera (iQdB Edizioni di Stefano Donno) sarà presentato per il Maggio dei Libri e con il Patrocinio del Comune di Cavallino nell’ambito del progetto Autori a domicilio, da Alessandro Laporta (bibliotecario) e l’editore Stefano Donno  presso la Biblioteca Comunale di Cavallino “G.Rizzo” di  Via Amendola il 10 maggio 2016 ore 17,00. È da molto tempo che Maurizio Nocera si dedica alla ricerca sul Tarantismo (ne troverete testimonianza nella ricca bibliografia che chiude questo pamphlet), un modo per stare con i piedi, con le mani e con il pensiero nella Terra, con la sua Terra e con tutto il carico simbolico e magico che concima e cresce la particolarità salentina. In questo poema – “scritto a Badisco, forse in una notte d’agosto del 2015, davanti al mare che parlava alla luna”, Maurizio Nocera rende omaggio, a tre grandi personalità: il danzatore Giorgio Di Lecce, il tamburellista Uccio Aloisi, lo studioso Sergio Torsello. Loro, con la complessità del tarantismo, a vario titolo, hanno avuto a che fare, segnando la storia di questo fenomeno nella contemporaneità. Poi, “La Notte della Taranta”, la catarsi collettiva, il fascino e il richiamo di una forma antica e il suo resistere al e nel Tempo. Il sibilare e il battere delle pelli dei tamburelli muove ancora il cercare… Non c’è quiete, tutto si fa ritmo, musica; quella anima del Salento, essenza del “sentire”, prima arte, sua intima poesia. La Notte di Melpignano di questo “sentire” è manifesto e laboratorio. C'è una Taranta, un “morso” necessario, quello che il tempo provoca con le sue storture: il brutto che invade, la precarietà, il disagio, la guerra sempre presente nelle cronache del Mondo. Un “morso” che chiama alla presenza. La musica di questo deve farsi carico. La catarsi della festa non è evasione, distrazione, dimenticanza, pausa. Nell'incanto della trance è sempre necessario trovare l'energia della consapevolezza. “Bellu l'amore e ci lu sape fare” canta la pizzicarella: un amore largo, vasto per quanta è vasta la terra. Accoglierla per intero significa portarla alla sua essenza di natura, d'Amore, appunto. Abbraccio che si oppone, resiste e tenta di trovare soluzioni, il passo possibile, la necessaria armonia. (Mauro Marino)

Maurizio Nocera è nato a Tuglie, nel Salento, nel 1947. Numerosissime le sue pubblicazioni e le iniziative editoriali che lo vedono coinvolto. E’ socio ordinario della Storia Patria per la Puglia dal 1980.

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sabato 7 maggio 2016

Sul numero di Maggio di Poesia edito da Crocetti si parla del nostro Tarantulae di Maurizio Nocera


Guida alla musica dei balcani e del caucaso di Gianluca Grossi. Per Odoya dal 26 maggio 2016



Nell’intento di rappresentare tutti i paesi dell’area balcani-caucaso, Gianluca Grossi tratta una lista di artisti veramente formidabili. È la sua capacità di sintesi a rendere la Guida maneggevole oltre che completa. Un vademecum veramente imperdibile per l’appassionato delle melodie dell’Est, un libro che converrà portare sotto braccio al negozio di dischi di fiducia. Vera e propria moda da quando Goran Bregović e Emir Kusturica – questo recentemente proclamato Maestro Concertatore durante la “Notte della Taranta”, massimo festival di world music sul nostro territorio – hanno collaborato alla costruzione dell’immaginario cinematografico (certo un po’ edulcorato) dei paesi dell’ex Jugolsalavia; la musica balcanica è in realtà ben altro che canti melodiosi e frenetiche sessioni di fiati.  Per esempio il vitale mix di generi (elettronica, ska, dub etc) del gruppo di Sarajevo Dubioza Collective, qui definiti “geniali, roboanti, caleidoscopici, eccitanti”. Da “fuorilegge” della musica noti con Free.Mp3 (The pirat bay song) a gruppo da milioni di download, i Dubioza negli anni hanno attirato le collaborazioni di Roi Paci, Manu Chao e Bill Gould dei Faith no more… In Croazia, anzi, per la precisione in Dalmazia, è la musica klapa a riempire le arene di spettatori: dagli anni duemila questo genere tradizionale è tornato di moda. Il festival dedicato alla musica klapa, che si tiene ogni anno a Omiš, vicino a Split, coinvolge ogni anno migliaia di giovani. Mica male per un genere che comprende canto tenorile maschile e lo strumento classico croato a corde, la tamburica. Se parlare di rebetiko greco (sì, c’è anche un folto capitolo dedicato alla Grecia) dopo l’album di Capossela Rebetiko Gymnastas non è più una novità, ma solo un approfondimento dovuto, è con Armenia, Georgia, Moldavia, Bulgaria e Cipro che forse i più scafati troveranno primizie esotiche per le loro discoteche. Basti pensare all’immortale fascino delle misteriose voci femminili bulgare che con un coro di 24 elementi e l’album Le Mystère des Voix Bulgares: Ritual arrivarono, grazie al produttore Marcel Cellier a vincere nel 1990 nientemeno che un Grammy! Ma se niente ancora vi ha impressionato, pensate che molti di voi, nella fantastica Milano da bere del 1984, danzavano al ritmo di People from Ibiza del croato naturalizzato Cecchetto Sandy Marton. Con l’ormai famosa impaginazione delle guide alla pop culture Odoya, il lavoro di Grossi (Osservatorio Balcani e Caucaso tra le altre testate su cui scrive) è completo di corredo iconografico, per aiutare l’immaginazione nella scoperta di un mondo spesso geograficamente vicino, ma abbastanza sconosciuto.
Gianluca Grossi lavora come giornalista scientifico per i principali quotidiani e riviste nazionali. Cura diversi blog, fra cui Spigolature Scientifiche, da lui creato nel 2008. Ha scritto di musica per Buscadero e Rolling Stone e nel 2012 ha pubblicato La musica dell’assenza (Arcana) e Guida alla musica francese (Odoya, 2014). Suoi lavori di narrativa sono apparsi sulle riviste letterarie Inchiostro e Prospektiva. Suona e canta nella band folk-rock Radio Corneliani.

mercoledì 27 aprile 2016

Manuale pratico di giornalismo disinformato, di Paolo Nori (Marcos y Marcos). Intervento di Nunzio Festa



'Nnaltro' libro pazzesco. A 30 secondi di lettura al massimo, trovi un brivido di stupore. Nori usa la lingua come una fisarmonica, no... no... no...: trasforma la lingua italiana in questo strumento. Il solito Ermanno Baistrocchi ci racconta delle sue brave lezioni di "Giornalismo disinformato", una specie di scuola di scrittura creativa e ricreativa. Ma mentre deve raccontarlo, per obbligo forse di legge s'intuisce da subito, a qualcuno in particolare. Perché qualcosa di strano davvero è accaduto. Un avvenimento che, ma molto vagamente, sa di giallo. Come si capisce all'inizio ma - ovvio - meglio alla fine del romanzo: ché nelle cucina d'Ermanno Baistrocchi era steso un morto! Mentre l'assillo lavorativo era di scrivere il nuovo romanzo commissionato dal suo editore. Operazione di mestiere, però, che questa volta Baistrocchi non riusciva proprio a farsi scendere in gola. E rimandava la stesura del libro, rinviava il tempo della scrittura. Davvero? Quando, dopo la prima esperienza con il giornale di sinistra "La canaglia" aveva anche accettato una proposta di collaborazione giornalistica al destro "La marmaglia". (Allora i redattori del primo, certo, l'avevano debellato dall'elenco dei sostenitori attivi del loro giornale militante). Facendo, però, il giornalismo disinformato che poi spiegava al suo gruppo di partecipanti alla scuola, di giornalismo disinformato. Per intenderci meglio, fra le caratteristiche del giornalismo disinformato ci sono pure le interviste alla gente 'normale' e dire sempre le cose che non si possono dire. Ecco, nuovamente, l'epos del quotidiano. Parmigiano (con due 'p'), il nostro autore, fine traduttore di classici e meno classici russi, inventore di collane editoriali "atipiche", capace d'inventarsi per esempio un romanzo come "La banda del formaggio" - Marcos y Marcos, Milano, 2013 - qualcosa sul suo spazio telematico l'aveva anticipato. Ma quando prendiamo tutto assieme, vediamo trasformarsi in opera letteraria una dichiarazione del Nori: "Quando ho cominciato a scrivere avevo il computer su un tavolo che era contro un muro, e scrivevo guardando questo muro e la mia attenzione era tutta verso l’alto, il triangolo che percorrevo per ore, nella mia testa, era tra me, il computer e il cielo della letteratura dal quale cercavo di attingere quelle parole, quelle espressioni, quella sintassi che avrebbero fatto di me un maestro di stile, e scrivevo in una lingua dalla quale non si capiva, non si doveva capire, che io ero di Parma, nel cielo della letteratura non c’era Parma, non c’eran confini comunali, provinciali, regionali, c’eran delle altre cose, c’era il premio Nobel, c’eran dei busti un po’ impolverati, c’era la legge Bacchelli e dietro, là in fondo, c’era la crusca, e i cruscanti, che si intravedevano appena ma restava il dubbio sulla loro natura a metà tra l’umano e il divino. Dopo sei mesi circa che scrivevo tutti i giorni con questa aspirazione al cielo della letteratura, mi hanno invitato a una rivista (si chiamava Il semplice) dove, per capire se i racconti erano belli o no, li leggevano ad alta voce, e io, quando son tornato a casa ho provato anch’io a leggere le mie cose ad alta voce e pian piano le cose che scrivevo si sono macchiate della lingua del posto dove le scrivevo (Parma), e le cose da scrivere non mi venivan più dall’alto, mi venivan su da tutte le parti e quel triangolo lì, io – computer – cielo della letteratura, è diventato un triangolo con un vertice infinito, è diventato io – computer – mondo, credo che grossomodo sia successo così". Come non leggere questo minutarista?

martedì 26 aprile 2016

Le Officine Cantelmo ospitano “Sul boxer del nonno verso la poesia” (Salento d’Esportazione-iQdB di Stefano Donno) l’antologia poetica curata da Alessandra Peluso
























Le Officine Cantelmo ospita “Sul boxer del nonno verso la poesia” (Salento d’Esportazione-iQdB di Stefano Donno) curato da Alessandra Peluso che avrà modo di presentare la poesia salentina come percorso turistico da seguire. Impreziosiscono l’incontro il dott. Roberto Fatano (Presidente Associazione LAICA), il dott. Giuseppe Colafati (Sindaco di Poggiardo), Mauro Marino (Co-fondatore Fondo Verri, operatore culturale), il dott. Giuseppe Pascali (Giornalista e scrittore) e la presenza dell’avvocato Gaetano Messuti (Vicesindaco di Lecce). 
Giovedì 28 aprile 2016, ore 18.30 - Officine Cantelmo – viale De Pietro (Lecce).
                               
Un “vademecum” per passeggiare tra versi e pensieri. Non conosce stagioni la poesia né tempo, “comincia nel punto in cui le parole che di solito pronunciamo si rivelano banali o comunque inadeguate, quando non riescono ad esprimere il nostro rapporto con gli esseri e le cose, con le esperienze che attraversano la vita, con le esistenze con cui ci confrontiamo, di cui abbiamo bisogno di stringere il senso, di comprendere la trama, di svelare l’intreccio”. In questo “prezioso libello” gli incontri di Alessandra Peluso con Antonio Errico, Carlo Stasi, Eliana Forcignanò, Elio Coriano, Enrico Romano, Francesco Aprile, Francesco Pasca, Gianluca Conte, Giuseppe Greco, Lara Carrozzo, Marco Vetrugno, Marcello Buttazzo, Maria Pia Romano, Maurizio Leo, Anastasia Leo, Mauro Ragosta, Pierluigi Mele, Stefano Donno, Vito Adamo, Vito Antonio Conte, Walter Vergallo e Lorenzo Martina.
 “L'Entusiasmo e la Passione sono le prerogative necessarie affinché ogni idea, o sogno si possa realizzare, e così è stato con “Sul boxer del nonno verso la poesia”: amo la poesia, questa terra, e desidero offrire innanzitutto una cartina tornasole a chiunque voglia avvicinarsi al testo. Vorrei che i poeti di oggi siano ricordati e soprattutto, si conoscano le loro origini; vorrei..., non solo, il desiderio anche di rendere chiara l'atmosfera che si respira nel Salento, e  poi, un sogno verriano, creare rete tra di noi salentini ed esportare la nostra poesia al nord, senza presunzioni o pregiudizi di genere, solo per quell'unico grande amore che unisce ed è la POESIA”.   (Alessandra Peluso) 

Alessandra Peluso salentina, filosofia e poesia la sua vita; si è laureata in Filosofia, dottore di ricerca in Scienze bioetico-giuridiche con una tesi di dottorato “Dal trapianto allo xenotrapianto. Una via per garantire la disponibilità di organi”. Correttrice di bozze ed editor presso l’Università del Salento nel progetto “Enciclopedia di Bioetica”. Impegnata in comunicazione ed editoria. Critico letterario. Collabora con Affari Italiani, Corriere Salentino, e scrive interventi per la rivista di filosofia “Filosofia e nuovi sentieri” 159 N 2282 - 5711. Ha pubblicato saggi filosofici su “Albert Camus e Georg Simmel”; “Xenotrapianti: le biotecnologie animali e la brevettabilità”; “Dalla Bioetica alla biopolitica”, in onore del professore emerito Antonio Tarantino, ESI, 2014; “Il corpo delle donne e la bioetica”, Limina Mentis, 2015; “Nascite (controllo delle)”, voce, IX vol., “Enciclopedia di Bioetica e Scienza Giuridica”, ESI, 2015; “Happy different. Per una filosofia del benessere”, iQdB, 2015. Pubblicazioni poetiche: “Canto d’Anima Amante”, Luca Pensa editore, 2011; “Ritorno Sorgente”, Lieto Colle, 2013. Ha pubblicato in “Umane transumanze”, antologia poetica, De Comporre Edizioni, 2014.

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