venerdì 19 giugno 2015
giovedì 18 giugno 2015
Il pensatore solitario di Ermanno Cavazzoni (Guanda). Intervento di Nunzio Festa
Le
narrazioni d'Ermanno Cavazzoni son racconti che semplicemente estremizzano la
nostra realtà quotidiana: vedi in "Il pensatore solitario", raccolta
di scritti in prosa che s'avvicina al corsivo giornalistico, dove tipo per
esser nazione perfetta, l'Italietta dovrebbe esser tutta quanta e per intero
gestita dall'evazione fiscale; e per aumentare la produttività, ancora, si
potrebbero accorpare tutte e ognuna le festività concesse dal calendario - ma
non proprio sempre dal lavoro - in un'unica data. Consigli che, per dire, il
Renzi (il presidente del Consiglio già condannato dalla Corte dei Conti della
Toscana...) insieme ai vari rappresentanti dell'imprenditoria e dell'imprenditorialità
potrebbero prendere per buona e giusta e sacrosanta. Grazie al volume,
Cavazzoni ha vinto il Mondello 2015 per la "critica letteraria". Il
pensatore Cavazzoni si conferma prosatore fra i migliori nell'ex Belpaese e,
inoltre, intellettuale non soltanto disorganico quanto piuttosto implacabile
con governanti e governati. Non a caso, lo scrittore di Reggio Emilia, fra le
altre cose, ha lavorato da sceneggiatore del maestro Fellini. Docente di
poetica e retorica a Bologna, è stato co-direttore delle riviste Il semplice e
Il Caffè illustrato. Con la casa editrice marchiggiana Quodlibet, insieme agli
altri grandi Gianni Celati e Ugo Cornia, ha inventato la preziosa collana di
narrativa "Compagnia Extra" (da Benati a Perec, passando per opere
importantissime degli stessi Cornia Cavazzoni Celati). Nel Pensatore la voce
racconta storie surreali, ancora, saggi e racconti brevi alcuni dei quali già
pubblicati che si fanno sostanzialmente di fantapolitica. In tutto ciò, con una
scrittura che sa di scorribanda felice, il Cavazzoni riflette sul progresso
(che invece noi diremmo pasolinianamente 'sviluppo') e, poi, perfino sulle
possibilità di star fuori dalle regole della nostra post-modernità. Per fortuna
siamo l'errore fondamentale, comunque.
mercoledì 17 giugno 2015
GESTIRE LA SCORTESIA LINGUISTICA CON “MODERA I TONI”. Il nuovo libro della collana “Fermati un istante” è dedicato alla comunicazione digitale fra colleghi e amici
E’ arrivato in libreria
da maggio 2015 “Modera i toni”, l’ultimo testo lanciato da Il Leone Verde
Edizioni nell’ambito di “Fermati un istante”, collana che con un taglio agile e
arguto intende riflettere su molteplici fenomeni della contemporaneità. Michele
Razzetti, giovane giornalista ed esperto di comunicazione, firma questo libro
dedicato alla rilevanza che i comportamenti linguistici hanno sulla
comunicazione digitale interpersonale, sia sul luogo di lavoro che nella sfera
del privato. Spaziando dalla pertinenza lessicale e dal tono che deve essere
tenuto nelle comunicazioni professionali alla straordinaria varietà di
linguaggi, testuali e visivi, che vengono mixati negli strumenti di interazione
informale come WhatsApp, Razzetti traccia una mappa breve ma puntuale delle
modalità con cui le persone, attraverso le scelte linguistiche, possono
determinare il successo – o l’insuccesso – delle loro comunicazioni quotidiane
sulla Rete. Con un approccio sperimentale che tiene conto tanto delle scienze
del linguaggio quanto della sociologia dei comportamenti, “Modera i toni” aiuta
a comprendere perché alcune scelte comunicative risultano inappropriate e provocano
situazioni spiacevoli. “Modera i toni parla del linguaggio digitale che per
diverse ragioni è in grado di risultare inappropriato” spiega Razzetti. “Questo
breve libro non offre vademecum e non si propone come uno studio o un saggio
accademico; è piuttosto un insieme di osservazioni critiche che intende indurre
i propri lettori a riflettere sul come comunichiamo tutti i giorni attraverso i
dispositivi elettronici e suggerire la potenziale inadeguatezza di alcune
scelte linguistiche”. Ricorrendo con frequenza ad aneddoti o esempi della
quotidianità, “Modera i toni” offre molte osservazioni utili e divertenti che
aiutano a calibrare le molteplici facce della comunicazione interpersonale,
mantenendo l’approccio smart che caratterizza “Fermati un istante”, collana
nata per incontrare le esigenze del lettore di oggi, desideroso di sperimentare
punti di vista inediti e di trovare soluzioni veloci e argute alle piccole
complicazioni della vita sociale.
“Modera i toni” è in
tutte le librerie italiane, e acquistabile online all’indirizzo
L'Avana. Ritratto di una città di Lorenzo Pini (Odoya). Dal 2 luglio 2015 in libreria
L’Avana non è una città
come tutte le altre. Prima di tutto è l’unica metropoli capitale di uno stato
comunista, ancora esistente al globo (eccettuata Pyongyang, meta di davvero
poco interesse turistico), ma non solo: la cultura della città è frutto di
varie stratificazioni culturali dovute alle varie influenze, colonizzazioni e
migrazioni che hanno interessato l’isola di Cuba dal ‘500 a oggi. Non per
niente il 28 ottobre 1492 la costa orientale di Cuba vedeva avvicinarsi la
caravella di Cristoforo Colombo. Questi sbarcò, e annotò sul suo diario: «La
più bella terra che occhio umano abbia mai visto».
Questo libro di Lorenzo
Pini (già autore di A Lisbona con
Antonio Tabucchi per Giulio Perrone editore e per le nostre edizioni di
Lisbona Ritratto di una città), è dedicato a tutti coloro che programmano,
sognano o hanno già fatto un viaggio all’Avana.
Con l’aiuto delle opere
delle grandi penne della città − a partire dai versi dell’ “Apostolo” José
Martí, fino alle ambientazioni noir, invise ai castristi, di Pedro Juan Gutierrez
(Trilogia sporca dell’Avana; Il re dell’Avana) oppure i generosi ritratti di
Padura Fuentes − Pini ci conduce alla scoperta della storia culturale della
capitale cubana con i suoi simboli, le sue tradizioni e le sue mille
contraddizioni.
Come molti sapranno,
infatti, qualsiasi semplice guida turistica è insufficiente per capire i
sottotesti della capitale cubana. Negli anni Novanta, Cuba visse il
contraccolpo della caduta del blocco sovietico: vennero a mancare i sussidi
diretti e il posto privilegiato per le esportazioni, dato il perdurante embargo
dei vicinissimi Stati Uniti. Quello chiamato dal regime “periodo especial” non
fu altro che una crisi tremenda degli assetti che fino a quel momento avevano
contraddistinto l’economia della nazione. Una relativa apertura al turismo fu
la più naturale risposta: l’Avana in particolare ne giovò parecchio. Eppure da
allora Cuba funziona a “doppio binario”: l’alterità del turista capitalista,
spesso visto dalla popolazione come “un dollaro con le gambe”, permette infatti
all’avanero di sbarcare il lunario.
Le “case particolari”,
cioè abitazioni “private”, in cui è possibile essere ospitati in alternativa
dei grossi e obsoleti alberghi statali, sono il primo esempio: questi alloggi
hanno delle regole proprie come la T azzurra stampata sulla facciata a renderle
riconoscibili. Addentrarsi poi nei meccanismi della doppia circolazione di
moneta (anche se sembra che siano gli ultimi anni), non è per nulla semplice
per il turista che non si sia documentato adeguatamente.
Oppure, per fare altri
esempi, servono senz’altro delle premesse per capire il tragitto degli autobus
o come dare il giusto peso ai jinteros, i “procuratori” di affari e “visite
indimenticabili” che a ogni angolo attendono il turista.
Nonostante questo libro
sia stato scritto "ad usum turisti", l’autore è certamente riuscito a penetrare l’anima
dell’Avana, a coglierne le dinamiche e i simboli per riportarli in una sintesi
poetica che è piacevole da leggere e rileggere. Per esempio, spiega il concetto
di sincretismo portato avanti dalla Santeria, in cui gli dei yoruba (Cuba è
anche la patria di schiavi africani della costa orientale), gli Orichas, si
sovrappongono ai nostri santi, importati lì dagli spagnoli in fase coloniale.
Conoscere la spiritualità cubana vuol dire poter apprezzare (o almeno non
spaventarsi) se si vede sgozzare un capretto votivo all’angolo di una strada… Ma
non mancano affascinanti paragrafi dedicati a riconoscere i migliori sigari o
ancora meglio il ron più buono. Nel suo peregrinare scova perfino, tra le
strette vie e la vegetazione, il locale senza insegna La Madriguera in cui si
propone, di solito, musica rock. “Un’eccezione all’Avana, ma chi conosce Carlos
Varela, sperimentatore che si è spinto ben oltre i canoni della musica tradizionale,
sa che Cuba non è solo salsa.” Dunque Pini svela, ma senza privarli di fascino,
tutti i punti di interesse della città, nel bene e nel male, senza reticenze e
riportandone un ritratto unico e puntuale, da cogliere al volo data la
vorticosa evoluzione delle dinamiche del paese.
L'INVENZIONE DELLA GIOIA (nuova edizione). Educarsi al vino. Sogno Civiltà Linguaggio (Porthos edizioni)
La degustazione è
continua scoperta, un atto che coinvolge per intero e richiede una mente
duttile. Il vino ha un raro potere evocativo: ascoltiamo il suo arrivo nel
bicchiere, guardiamo la tonalità del colore e il riflesso, facciamo delle
ipotesi che forse saranno confutate dall’esame dell’odore, recuperiamo il
valore della tattilità, sentiamo la ferita della durezza o l’accoglienza del
sapore dolce, godiamo dei profumi che rimangono oltre l’assaggio e proseguono
nei ricordi. Quando è davvero buono il vino diventa magnetico, resta dentro e
coinvolge la nostra emotività. Degustare significa affinare gli strumenti per
far fronte al mistero che ogni bottiglia racchiude. Il liquido odoroso __è
umanità, poesia, memoria. Stare nel vino non è solo un dovere di chi lo produce
ma anche di chi lo consuma. Dopo le prefazioni del produttore Giuseppe Rinaldi,
del filosofo Rocco Ronchi e dello scrittore e poeta Franco Marcoaldi, il libro
si sviluppa in diverse sezioni. La prima – Approccio al vino – è dedicata
all’assaggio, al riconoscimento e alla descrizione del vino buono ed è rivolta
principalmente alle persone che hanno già scoperto una passione per il liquido
odoroso. La seconda – Le parole del vino – nasce come risultato di un’intensa e
appassionata indagine linguistica; vuole proporsi come una sorta di dizionario
filosofico dei termini e degli aggettivi che si possono usare per qualificare
il vino, evitando sterili tecnicismi e utilizzando appieno la ricchezza lessicale
della lingua italiana. La terza parte del libro – La Dispensa – è rivolta
soprattutto ai neofiti che necessitano di informazioni basilari sugli aspetti
tecnico-produttivi e degustativi, che sono stati aggiornati grazie al
contributo tecnico e scientifico di autorevoli rappresentanti del mondo della
ricerca e della produzione vinicola. La quarta sezione infine – Visioni e
letture – è una raccolta di quadri del pittore Marcello Spada associata a una
piccola e personale antologia dell'autore di poesie o estratti di prosa di
Borges, Cristina Campo, Alda Merini, Rilke, Sbarbaro, Dylan Thomas, Volponi,
Gioacchino Belli, Wyslawa Szymborska, tra gli altri.
Sandro Sangiorgi (1962)
è giornalista e scrittore. A 16 anni frequenta il primo corso dell’Associazione
Italiana Sommelier, diventandone professionista e istruttore nel 1981. Nel 1986
è co-fondatore dell’associazione Arcigola, divenuta in seguito Movimento
Slowfood; pochi mesi dopo è tra i primi collaboratori del Gambero Rosso. Nel
1987 contribuisce alla nascita della Guida ai vini d’Italia, alla quale lavora
fino al 1999. Nel 1988 mette a punto con Egidio Fedele Dell’Oste il progetto
didattico di Arcigola-Slowfood, di cui è responsabile dal 1991 al 2000. Nel
2000 fonda il progetto Porthos, curandone il periodico e l’attività didattica.
martedì 16 giugno 2015
Riscrivere la tradizione. Àspro, di Ninfa Giannuzzi e Valerio Daniele. Intervento di Francesco Aprile (2015/06/14)
Nove brani che
riportano l’attenzione sulla lingua grika e presentano Àspro, lavoro
discografico di Ninfa Giannuzzi e Valerio Daniele, come pietra focale di un
Salento non stereotipato e capace di spogliarsi e osare. Al di là della facile
retorica che vuole un Salento terra di confine, di passaggio, di
mescidazione, e qualsivoglia
connotazione o aggettivazione aggiuntiva (copioso è l’elenco propagandistico),
Àspro è un lavoro di ricerca certosina, elegante e misurato in ogni tassello di
cui si compone, che con intelligenza si libera della cornice di un maquillage
facilone, estetizzante, per flirtare con una tensione ben più radicale e
consapevole di messa in gioco e discussione, di oggettivare certe immagini per
poi liberarle dall’immagine passata e fissa, immobile, alla quale un colpevole
Salento ha relegato un patrimonio popolare di notevole pregio e dimensione umana
e culturale. Àspro (Kurumuny, 2014), di
Ninfa Giannuzzi e Valerio Daniele, vede la partecipazione di Giorgio Distante
(tromba ed elettronica), Vito De Lorenzi (tabla e tamburi), Rachele Andrioli
(voce in ndò ndò ndò), Oh Petroleum (voce in ndò ndò ndò), Alessia Tondo (voce
in ta itela), William Greco (pianoforte), Giuseppe Spedicato (basso acustico),
Emanuele Licci (bouzouki), Egidio Marullo (artwork), per gli arrangiamenti di
Valerio Daniele – esclusi aremu (W. Greco/V. Daniele), ta itela (V. De Lorenzi/V.
Daniele), bium-bò (N. Giannuzzi/G. Distante) – e la produzione artistica del
progetto Desuonatori (www.desuonatori.it),
Franco Corlianò per la consulenza sulla lingua grika, ed è edito e distribuito
da Kurumuny, promosso con il sostegno di Puglia Sounds. Riscrivere la
tradizione, potrebbe essere questa una delle colonne portanti di Àspro, laddove
il lavoro sulla riscoperta e valorizzazione del patrimonio orale e culturale
della Grecìa Salentina passa attraverso una radicale ed estrema
ricontestualizzazione dei materiali storici e culturali. Gli arrangiamenti,
essenziali e ricercati, pacati, mai eccessivi, che accompagnano i nove brani
del disco, mettono in evidenza come la tradizione possa darsi nella forma di un
passato dinamico, dunque in una dimensione presente, contemporanea, al di fuori
di una sterile attitudine celebrativa che ha più il sapore del lutto di una
cultura e che da questa esclude la vita. Àspro, che in griko significa
“bianco”, è un lavoro che apre al dialogo interdisciplinare e su questo si
sviluppa. L’artwork di Egidio Marullo rende bene l’idea del bianco e di un
mondo, fra case e paesaggi, che sul bianco si mostra in segni rapidi e decisi.
Tali segni, come fossero tracce che il tempo ha lasciato sulle pareti di case
antiche ormai dismesse, vanno a rappresentare la metafora di una tradizione che
in Àspro si dà nell’ascolto proprio in forma di traccia, di sedimento, di
persistenza. Ciò contribuisce a rendere la tradizione in forma diversa, attualizzata,
già proiettata in un tempo differente e capace di modularsi su note nuove,
contemporanee, che donano vita e non celebrazione alcuna del lutto e tradiscono
il mito particolare della tradizione. Questo procede allontanandosi dal
mitologema fondativo, poiché fra i motivi del mito, o in questo caso di una
cultura mitizzata, riscontriamo quello del contraddirsi che è proprio di una
diffusione orale che diviene parcellizzata nelle declinazioni diverse che la
tradizione assume nelle multiformi e stratificate espressioni locali. Il
tradimento è qui, però, programmatico e studiato, affrontato sul territorio
della consapevolezza e della sperimentazione che solo una articolazione
programmata e pensata dei linguaggi rende possibile. La voce, con maestria e
profondità, modula e veicola il tradimento della tradizione come alternativa
possibile, reale, di salvaguardia del patrimonio culturale che proprio nel
rinnovamento si conserva, in quanto sottoposto a vivificazione. La capacità del
mettere in discussione è una tensione volta alla ricerca che nella
strutturazione e costruzione di un linguaggio nuovo, che del passato si
arricchisce, mostra chiari i segni di una tradizione emancipata e svincolata
dal suo stesso fantasma.
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